Germogli e Radici Intervista a: Michele Tempera

E’ iniziato tutto da un’intuizione che ho avuto quando avevo finito l’università e mi sembrava che ci fossero due tipi di povertà, tra le altre: cioè che molti anziani, magari anche senza grossi problemi economici, fossero soli, quindi fossero emarginati… E questo ovviamente ha un peso sulla persona, molte volte anche più grave di quello del disagio materiale, quindi il disagio psicologico dovuto alla solitudine. Dall’altra parte, vedevo che ci sono molti giovani che mancano di stimoli per mettere in pratica le loro capacità , quello che sanno fare, che saprebbero fare se adeguatamente stimolati,.. e soprattutto carenti di valori, che quindi necessitavano di una proposta semplice che potesse unire queste due povertà. Quindi ho cominciato a prendere contatti con alcuni ragazzi che incontravo nella vita di tutti i giorni per la strada, che conoscevo più o meno bene,.. e con quei 4-5 che avevano dimostrato di starci siamo andati la sera di capodanno, tra il 2008 e il 2009, a trovare in delle case degli anziani che erano soli, chiedendo ai servizi sociali del Comune dove potevano indirizzarci. Da quella sera poi ho riprovato il mese successivo e abbiamo continuato, febbraio, marzo, aprile.. Venivano sempre più ragazzi, andavamo a trovare sempre più anziani e poi abbiamo iniziato ad andare nelle case di riposo .Abbiamo avuto una collaborazione con l’assessorato al Welfare e da lì, quando abbiamo avuto bisogno di una cornice istituzionale, perché non potevano continuare come gruppo di cittadini anonimi, io che già conoscevo la Caritas,  ho chiesto se volevano prendere questa iniziativa fra quelle Caritas e così è nata ufficialmente “Germogli e radici.

 

Quanti sono e chi sono le persone che partecipano? Sono forlivesi, stranieri? I giovani sono interessati al volontariato?

Sono ormai 4 anni e 3 mesi che andiamo avanti, facendo incontri tutti i mesi. In questi  anni nel complesso sono venuti circa 130 volontari, tramite praticamente passaparola e volantini. La media per ogni giornata di volontari è di 18, ultimamente anche 20 persone, e quindi un bel po’ di gente, senza nessuna costrizione: ognuno è libero di venire e non venire, a parte i capi gruppo che guidano le 5/6 zone dove siamo attivi e che devono esserci per guidare altri volontari in quella determinata zona. La composizione dei volontari è la più varia e naturalmente mi sono subito accorto che, se fosse stata impostata in maniera confessionale, non avremo attirato praticamente quasi nessuno e soprattutto che la missione oggi come oggi è quella di attirare chi non è nella Chiesa. Il segreto è invece pescare in quel 95-98% di giovani che della diocesi non sanno neanche che esista. Non nego che almeno un quarto dei volontari totali siano credenti  e praticanti cattolici, ma è’ un’attività che attira anche chi non è credente che  si avvicina ad un’attività che dopotutto è di un organo della chiesa, anche se ritiene la chiesa una cosa negativa,, perché vede che facciamo bene. Poi sono venuti diversi stranieri, divisi in varie confessioni religiose e questo ovviamente è un ‘ altro valore aggiunto. Un altro valore aggiunto è quello degli studenti fuori sede (almeno 40) che scelgono noi per fare volontariato.

 

Come è organizzata la giornata del servizio?

La giornata di solito inizia alle 14.30, quando ci si ritrova più o meno tutti assieme e da lì ci si divide in gruppi nelle diverse zone. Ogni  zona ha le sue peculiarità: case di riposo oppure case private. Quando si va nelle case private, ci si sta almeno un’ora e mezza, quindi in un pomeriggio ne fai al massimo due. Oppure, se è una casa di riposo grande, si va anche in dieci. Lo scopo è quello di stare assieme, tra  giovani e anziani, quindi di allacciare rapporti umani e di far sì che, persone dimenticate dalla società e che quindi alla fine perdono anche la loro dignità di esseri umani perché sono abbandonati a loro stessi ; si sentano ancora importanti perché c’è qualcuno che li va a cercare appositamente, senza voler niente in cambio, ma per passare del tempo insieme, che si sentono ancora voluti da qualcuno, … e questo è molto importante.

Nello stesso tempo per noi, oltre alla scontata esperienza di donarsi al prossimo, c’è il valore aggiunto di riuscire a stare assieme ad una persona che ha già vissuto la vita , e che quindi può trasmettere i suoi valori, le sue esperienze, cose che a noi oggi servano. Uno che ha avuto un matrimonio di 50 anni ha molto da insegnare ai giovani, uno che è stato povero per la maggior parte della vita  ha  molto da insegnare in questo periodo di crisi.

E quindi c’è questo valore aggiunto che noi diciamo tanto importante da farci intendere la nostra attività come  una cosa reciproca, quindi stare assieme proprio perché è un vantaggio rispetto a tutti e due.