Le drammatiche vicende dell'immigrazione in Italia

di Luciano Camaggio 09/11/2016

LE DRAMMATICHE VICENDE DELL'IMMIGRAZIONE IN ITALIA

Come le cronache quotidiane evidenziano con caratteristiche di drammaticità, i flussi immigratori verso l'Italia, in particolare via mare sui cosiddetti barconi, continuano incessantemente e, purtroppo, nel corrente anno si è già superata la soglia dei  circa 150 mila raggiunta lo scorso anno con ad oggi, secondo i dati dell'O.N.U., circa 4 mila morti, ovvero annegati, per la maggior parte donne e bambini.

In Italia continuiamo, purtroppo, ad assistere alla consueta stucchevole polemica, cioè alla distinzione tra gli immigrati provenienti da Paesi in guerra e quindi meritevoli dello status di rifugiati e quelli provenienti da Paesi poveri, dai quali sono fuggiti per disperazione, vendendo i pochi beni in loro possesso, per raggranellare le somme necessarie per pagare i trafficanti dei barconi.

Non si tiene presente che il vero dramma dei migranti non è il viaggio via mare sui barconi dalla Libia verso le coste italiane, ma quello che dai Paesi di provenienza li deve portare in Libia, talvolta con l'attraversamento del deserto, subendo soprusi di ogni genere, non solo con la spoliazione delle somme in loro possesso, ma anche con violenze fisiche, sia per gli uomini e  che per le donne,  in alcuni casi con stupri.

Come drammaticamente emerge ogni giorno l'Italia, per il trattato di Dublino che stabilisce che l'iter del riconoscimento dello status di rifugiato spetta al Paese di  approdo degli immigrati, è stata lasciata sola dall'Unione Europea nell'affrontare questo drammatico problema. Inoltre l'U.E. avrebbe dovuto chiedere l'intervento dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ovvero l'UNHCR.

Questo è il drammatico quadro di riferimento di un problema alquanto complesso, di difficile gestione e soluzione e, per affrontarlo richiede molto realismo e buon senso, senza la solita contrapposizione tra “buonismo” e “razzismo”.

In sostanza gli immigrati che arrivano in Italia, anche se per la maggior parte aspirano ad andare in altri Paesi dell'Europa per ricongiungersi con parenti e conoscenti , vengono accolti nei CIE, cioè nei Centri di Identificazione ed Espulsione, in particolare per stabilire se lo Stato di provenienza è un Paese in guerra (ad esempio Siria, Eritrea, ecc.), per cui va avviata la pratica di riconoscimento dello “status di rifugiato”, altrimenti, se risultano provenienti soltanto da Paesi poveri, vanno  espulsi, cioè riaccompagnati nei Paesi di origine.

A quest'ultimo riguardo va fatto presente, come in un recente convegno sull'immigrazione a Forlì, ha testimoniato il giornalista Domenico Quirico, che tale procedura è una prassi dai contenuti tragici, in quanto questi immigrati per raggiungere il l'Italia hanno venduto tutto quello che possedevano e non ha senso rispedirli nel loro Paese, cioè in sostanza la distinzione tra immigrati aspiranti “rifugiati” e immigrati “poveri” è soltanto una convenzione dei Paesi dell'occidente, in quanto anche i secondi andrebbero aiutati.

Infatti, il sistema dell'espulsione non solo non ha funzionato, ma ha dato origine al fenomeno dei cosiddetti “clandestini”, che in parte costituiscono un serbatoio, al quale attinge la criminalità organizzata, non solo per lo spaccio della droga e per il fenomeno del “caporalato”, ma anche per la delinquenza comune, con  episodi che giustamente destano paura e ostilità nella popolazione e che poi vengono cinicamente strumentalizzati a fini politici.

Concludendo il fenomeno dell'immigrazione, che come ormai da tutti ritenuto, non è assolutamente “una emergenza”, ovvero un fenomeno temporaneo, ma che, vista la situazione del continente africano, è un fenomeno destinato purtroppo a durare nel tempo, ovvero di lungo periodo, va affrontato da una Unione Europea molto unita nel suo insieme e determinata nel far intervenire l'Alto Commissariato della Nazioni Unite per una gestione a livello mondiale.