Limiti e risorse dell'interdipendenza globale

di Michele Tempera 08/11/2016

L’importanza di comprendere il mondo oggi è davanti agli occhi di tutti: una complessità globale che allo stesso tempo respinge e condiziona indirettamente tutti noi.

Non è solo il principio di solidarietà, essenziale per continuare a vivere come esseri umani, dunque, ad imporci di entrare in relazione con il prossimo, per quanto lontano geograficamente esso sia. Ce lo impone anche una necessità impellente che caratterizza tutta le società odierne, vale a dire la consapevolezza di essere una parte vulnerabile ed interdipendente dalle altre di un ingranaggio molto più vasto. Questa condizione viene oggi genericamente indicata come negativa, in riferimento a numerosi fenomeni di natura internazionale che saranno l’oggetto di questa rubrica nei prossimi mesi.

Una interdipendenza percepita da molti ed in molti casi come negativa, non può che generare il desiderio sempre più violento di tagliare i legami che ci rendono parte del tutto, oggi in maniera più evidente e concreta di quanto sia mai accaduto nella storia dell’umanità.

Una interdipendenza internazionale mal vissuta e mal sopportata, dalle molteplici cause e dalle numerose caratteristiche, non può che condurre al volere liberarsene nel modo più rapido possibile. Attualmente, a mio parere, sono principalmente due le forme nelle quali questo deleterio ma diffuso sentimento si manifesta: da una lato una anacronistica chiusura al mondo esterno da parte di società spaventate, ferite e disinformate, dall’altro lato la ricerca del proprio interesse economico, politico, militare, ecc.. a discapito di altri, siano essi stati, gruppi o persone.

Non sono fenomeni nuovi, ma sono oggi inseriti in contesto inedito, senza più confini geografici, economici e politici, il quale ne moltiplica e ne acuisce le ricadute negative su tutta l’umanità.

Nell’interdipendenza internazionale che segna i nostri tempi, la chiusura e l’egoismo appaiono come comportamenti controproducenti, in collisione diretta con i paradigmi stessi di un sistema internazionale dove il destino di ciacuno è più che mai prima d’ora legato a quello collettivo.

Togliendo le basi stesse di ogni possibile progresso in un mondo ormai definitivamente globalizzato, si esasperano atteggiamenti che non tengono conto né di una visione lungimirante di lungo periodo né di una seppur cinica volontà di conservazione: danneggiando il prossimo e ostacolando meccanismi virtuosi, o semplicemente necessari, si finisce per colpire sé stessi.

Un esempio drammaticamente attuale, che riprenderemo prossimamente in modo più approfondito, ci è purtroppo dato dalla crisi ecologica e, in particolare dai cambiamenti climatici in corso. Le emissioni che ogni paese, ogni regione, ogni comune emette in ogni parte della terra si ripercuotono su cambiamenti del clima mondiale, i quali colpiscono, e sempre più colpiranno tutti, tanto duramente quanto indistintamente. I penosi contrasti su chi debba ridurre per primo e di più le emissioni di gas serra, rivelano le cattive intenzioni di cui accennavamo sopra, le quali presto si ritorcono contro chi in un primo tempo le ha attuate convinto di avvantaggiarsene.

Oltre a questo esempio, crediamo sia importante capire meglio cosa ci circonda e perchè, al fine di essere cittadini consapevoli e, in questo modo, maggiormente utili a cause sempre più impellenti. Dal prossimo articolo tratteremo temi più specifici e concreti, non dettati solamente dalla cronaca, ma determinanti nella creazione di un mondo fatto di tante piccole e grandi crisi, connesse inestricabilmente tra loro a formare il contesto nel quale viviamo e vivremo.