Migranti: una umanità disperata

Le intermittenze della memoria . A proposito  dei migranti  dal mediterraneo

di Roberto Ravaioli       

Mentre eravamo - e siamo - presi dai problemi quotidiani derivati dalla lunga crisi  economica, avvenivano  e avvengono, in diversi  paesi non  tanto distanti da noi, fatti assai più  sconvolgenti  sul piano della sopravvivenza . Milioni di persone sono  rimaste senza casa, senza sostentamento  economico  ed alimentare,  senza patria,  senza familiari,  perseguitati per etnia,  credo religioso, annullamento delle minoranze, colore della pelle, altra cittadinanza, appartenenza politica, costretti  alla fuga da guerre e odi che riducono a condizioni di non umanità ….

Mentre inseguivamo un  sogno vano di benessere fondato sul denaro facile , su risorse apparentemente inesauribili ed a basso costo, su privilegi  di pochi  a scapito di tanti  sfruttati , abbiamo fatto finta di non vedere o dimenticarci  che sempre vicino a noi  - a volte anche in casa nostra – avvenivano profondi sconvolgimenti con  morti  e distruzioni. Abbiamo sprecato e dissipato beni comuni sull’altare del mercato , mentre  le strutture del ‘ nostro mondo ‘ hanno continuato  a produrre ed esportare armi  e guerre ,  hanno corrotto governanti o potentati piegandoli ad interessi di parte – di pochi - , hanno regolato prezzi e mercati  di merci , materie prime,  manodopera,  hanno  assecondato o indotto politiche e alleanze di ingiustizia e oppressione. Allo stesso tempo  gli organismi deputati al rispetto della pace e dei diritti ( ONU e altre Organizzazioni  sovranazionali) come pure l’Europa, portatrice di una cultura e di valori di giustizia e rispetto della persona, hanno mostrato la loro inettitudine , se non  egoismo. Mentre  , come dice papa Francesco,  siamo in apprensione e ci preoccupiamo  se la borsa perde due punti, restiamo indifferenti - per non  dire dei vergognosi  commenti di compiacimento  su social network - di fronte a centinaia di annegati, dei 25. 000  morti  nel mediterraneo negli ultimi 15  anni, assimilati più a freddi numeri che a  persone .

Quella a cui stiamo assistendo, non è una migrazione economica. Anzi nell’ultimo anno c’è stata addirittura una regressione sotto tale aspetto , ma una migrazione forzata, una fuga da guerra,  fame,  soprusi,  conflitti religiosi, ingiustizie di vario tipo, verso un luogo di sopravvivenza  , per affermare il bisogno – il diritto-  alla esistenza . L’Italia è diventata inevitabilmente  luogo di approdo,  ponte, ricovero  e transito  per riprender il cammino verso altre mete .

E noi  davanti a tutto  ciò  ci perdiamo nei  discorsi più  meschini, nelle alchimie politiche, nelle elucubrazioni mentali , nelle disquisizioni  più  sofisticate  ,  tirando in ballo  le assenze dell’Europa e la scarsità  di risorse o di spazi,  per non  dire delle parole di spregio. Proponiamo  risposte dove si mostrano più i muscoli che l’intelligenza, dove manca un  respiro di  solidarietà a fronte della uguale appartenenza umana . Diciamo  che mancano  fondi  a disposizione , quando  viceversa li abbiamo trovati per le ‘missioni di pace’ (in  Iraq, Afganistan, … ) o per rifinanziare le banche dopo il crack del 2008. Ci sono  comuni anche a noi vicini ( Forlì escluso) che trovano scuse  per restare fuori dal  programma di accoglienza profughi , soggiacendo ad egoismi  locali o  ragioni di voto . 

Il primo impegno, come chiesa,  è  quello di  evitare  l’appiattimento di tante coscienze cristiane sui toni e sulle affermazioni dei mezzi di comunicazione che alimentano di fatto un clima di paura e di ansia, distorcendo la narrazione o mistificando i fatti,  dimenticando e sottacendo tutte le considerazioni sopra riportate. E’ nostro  dovere,  in primo luogo,  accedere ad una corretta informazione,  ascoltare i richiami  del papa e dei vescovi, specie quelli del sud, sostenere le nostre strutture di accoglienza, Caritas in primis, aprire con coraggio  le nostre case per dare ospitalità e , perché no, prendere in affido qualcuno dei tanti minori non accompagnati o diventati orfani . Come comunità cristiana siamo chiamati ad una grande prova di testimonianza e profezia , di credibilità della fede che professiamo a   parole, facendoci,  al contrario  di Caino, “ custodi  di nostro fratello “.

In allegato il Report sull'immigrazione di Caritas Diocesana.